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Comunità Montana Valsassina, Valvarrone, Val D'Esino, Riviera

PROGETTO "INSETTI PRONUBI: MEZZI DI CONNESSIONE E DIFFUSIONE DI SPECIE VEGETALI RARE ED ENDEMICHE DEL PARCO REGIONALE DELLA GRIGNA SETTENTRIONALE"


cariplo

La Fondazione Cariplo ha comunicato l'erogazione del contributo per la realizzazione del progetto "Insetti Pronubi:mezzi di connessione e diffusione di specie vegetali rare ed endemiche del Parco Regionale della Grigna Settentrionale".

Obiettivo del progetto:

Il progetto è diretto alla conservazione della biodiversità dell’areale prealpino del parco regionale della Grigna Settentrionale e dei suoi endemismi floristici attraverso interventi che permettano di implementare la connettività ecologica del territorio e delle specie rare. Difatti l’isolamento geografico e riproduttivo delle specie e la frammentazione dell’areale possono portare all’estinzione delle specie.

Perché l’esigenza di conservare la biodiversità floristica:

Numerose sono le specie endemiche tipichedella Grigna Settentrionale, ricordiamo ad esempio l’Aglio di Lombardia (Allium insubricum), la Campanula dell’arciduca (Campanula raineri), la Campanella dell’Insubria (Campanula elatinoides), la Silene d’Elisabetta (Silene elisabethae), l’Erba regina (Telekia speciosissima), la Primula glaucescente (Primula glaucescens), simbolo del Parco, la Sassifraga del Vandelli (Saxifraga vandellii) e la Viola di Duby (Viola dubyana). Molte di queste sono allogame tuttavia quando si trovano in condizioni di stress utilizzano l’autofecondazione come sistema per produrre semi. Sebbene questo sia un sistema in grado di diffondere la specie è noto che l’autofecondazione, soprattutto in popolazioni di modeste dimensioni, conduce all’omozigosi, ovvero una bomba ad orologeria per la sopravvivenza degli individui di fronte a stress antropici e ambientali.
Sebbene il Parco sia una zona protetta, è tuttavia soggetto a pressioni ambientali di diversa natura a partire dai cambiamenti climatici, con generale aumento delle temperature. Ciò influisce sulla durata della stagione vegetativa (scioglimento anticipato del manto nevoso) e sull’espansione delle piante legnose (alberi e arbusti), che sono in grado di colonizzare e insediare velocemente habitat a spese delle specie erbacee (alcune delle quali rare e minacciate). Nello specifico la zona prealpina del parco, come già accade in altre aree delle Alpi, è quindi soggetta all’evoluzione naturale del bosco, con innalzamento del limite locale degli alberi in alcuni casi e la progressiva avanzata delle zone arbustate (nocciolo, rododendro, mirtillo e ontano verde). Tipici esempi di colonizzazione del bosco nel piano montano e sub-montano sono ad esempio gli acero-frassineti e l’ingresso della betulla. La principale copertura vegetazionale nel parco è infatti rappresentata dalle aree boscate, con una netta predominanza della faggeta.
Anche le attività antropiche direttamente o indirettamente (sfruttamento turistico di aree di pregio naturalistico, raccolta di fiori da parte di collezionisti, aree ad eccessivo pascolamento di animali, inquinamento atmosferico, ecc) possono perturbare la biodiversità locale.

Le api come strumenti di monitoraggio e valorizzazione della biodiversità:

Gli insetti pronubi giocano un ruolo importantissimo nella nella dispersione e diffusione di numerose piante a fiore attraverso l’impollinazione. Numerosi studi recenti dimostrano come sia sempre più importante considerare le relazioni tra piante ed impollinatori negli interventi di ripristino ambientale e salvaguardia della diversità biologica. L'ape da miele (Apis mellifera ligustica) risulta un ideale strumento di monitoraggio della biodiversità e della interconnessione ecologica di territori limitrofi per una serie di caratteristiche: è una specie allevata e facilmente adattabile a differenti condizioni ambientali, ha una elevata mobilità sul territorio, essendo di natura strettamente sociale fa ritorno all'arnia di appartenenza, bottina una ampia varietà di specie vegetali, importa e immagazzina granuli pollinici in grandi quantità. Considerando che un'arnia con un buon grado di sviluppo, conta un numero superiore alle 10000 api bottinatrici che coprono un'area ampia circa sette chilometri quadrati, si giustifica la scelta di utilizzare quest’ultima come strumento di raccolta di polline di alcuni endemismi vegetali. I granuli pollinici, trasportati dalle api nelle cestelle polliniche poste a livello della tibia della zampa metatoracica, verranno sottratti (in una percentuale compatibile con lo sviluppo della famiglia) alle api bottinatrici e trasportati in laboratorio con cadenza settimanale. Tale attività, protratta per tutto il periodo di fioritura delle specie floreali endemiche e dispersa in un areale strategico all'interno del parco, consentirà di valutare in tempo reale il grado di connessione e di biodiversità delle diverse aree territoriali. L’indagine pollinica servirà a raggiungere due obiettivi pratici: uno quello di risalire alle specie interessate dall’impollinazione di cui si trattava, l’altro quello di individuare le specie floristiche dalle quali si ricava il miele, potendo così identificare e caratterizzare il miele prodotto all’interno del Parco.

Concludendo le strategie progettuali possono essere così riassunte:

• Salvaguardare un habitat di importanza prioritaria quale quello delle praterie alpine del parco regionale della Grigna Settentrionale;
• Implementare la diversità biologica delle specie floristiche non solo in termini di specie ma soprattutto genetica favorendo l’incrocio fra piante diverse della stessa specie e riducendo l’isolamento geografico e genetico;
• Valorizzare il prodotto tipico locale, il miele, attraverso la sua caratterizzazione, con l’utilizzo di tecniche scientifiche d’avanguardia;
• Programmare una serie di azioni finalizzate ad uno sviluppo eco-compatibile del territorio ed al coinvolgimento degli abitanti, dei fruitori del parco e degli apicoltori. Questi interventi dovranno non solo favorire, ma mantenere la continuità ecologica tra le aree e incrementare quindi la ricchezza biologica;
• Implementare la fruibilità del parco nel rispetto della diversità biologica.



Data ultimo aggiornamento: 22-10-2013

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